Cani aggressivi o gestiti male? La storia di Oki, Kiwi e Claire.

INTRODUZIONE
La corretta gestione dello spazio, come risorsa, che sia quello generale in cui viviamo o quello personale nostro e del cane, è una strategia importantissima per far funzionare le cose.

Sono stato contattato da Claire per la gestione di due dei suoi tre Labrador maschi, Oki, Kiwi e Frodo.

La richiesta di Claire è stata esplicita:

“Riuscirò a vivere di nuovo serenamente con i miei cani? Oki e Kiwi litigano sempre”.

 

PROBLEMA DENUNCIATO DALLO STUDENTE
Oki e Kiwi erano ancora giovani e per circa tre anni avevano vissuto serenamente senza alcun contrasto, di recente era arrivato un altro cucciolo maschio, Frodo.

Si poteva benissimo pensare che fosse successo qualcosa che aveva rotto questo equilibrio ma sapevo anche che poteva non essere accaduto nulla di eclatante tanto da creare un trauma per i cani e portarli a conflitto.

Alla prima consulenza Claire mi ha spiegato tutto riguardo la loro gestione e mi ha riferito che il primo episodio di conflitto era successo pochi giorni prima dell’inizio del nostro percorso.

Una delle figlie di Claire aveva portato a casa un gioco che è diventato subito una risorsa importante per Oki e Kiwi, tanto da portarli a conflitto. Spesso due cani possono litigare per una risorsa e spesso una risorsa apparentemente innocua per noi potrebbe valere il mondo per i cani.

Il gioco aveva scatenato una rissa tra Oki e Kiwi e da quel momento è stata guerra.

 

LA MIA INDAGINE
C’era qualcosa che non andava, per me. Spesso i cani possono arrivare a litigare per una risorsa o per qualche altro motivo, ma una grande dote del cane è quella di non portare rancore.

Come mai questi due cani se l’erano segnata? Doveva esserci qualcos’altro.

Abbiamo proseguito nel lavoro rimandando a dopo un’indagine più profonda. Prima o poi qualcosa che mi avrebbe dato risposta a questa mia domanda sarebbe emerso durante il percorso.

Spesso le liti erano provocate da Frodo, l’ultimo arrivato, che creava confusione, anche se poi non partecipava attivamente al conflitto, si limitava soltanto ad abbaiare. Probabilmente perché reagiva ad uno stato di tensione elevato che lo allarmava.

La mia consueta indagine iniziale mi aveva fornito ulteriori elementi di valutazione della loro gestione quotidiana.

I cani avevano sempre dormito in casa con loro: Oki con una delle figlie, Kiwi e Frodo con l’altra.

Dopo il primo conflitto avevano deciso di tenerli tutti nei kennel, una gabbia molto ampia per ciascuno posizionate nel soggiorno al piano di sotto.

Potete immaginare la delusione delle figlie e quella dei cani stessi che si sono visti dall’oggi al domani separare dalle proprie compagne umane durante la notte.

Soltanto Claire aveva continuato a dormire con i cani in soggiorno perché si sentiva più sicura per, eventualmente, intervenire in caso di conflitto anche attraverso le gabbie. Cosa che non era mai successa anche se le gabbie erano posizionate una accanto all’altra.

Alla prima consulenza Claire si era collegata tramite un computer fisso.

Cosa c’entra adesso, mi direte voi?

Questo elemento è molto importante per il mio lavoro. Una posizione fissa del dispositivo con cui si collega il cliente, mi impedisce di avere una visione ampia degli spazi della casa e di chi la abita.

Potrebbe andare bene per la prima consulenza in cui per lo più si parla, ma andando avanti nel percorso, in cui le parti pratiche di interazione col cane aumentano, devo necessariamente avere una visuale diversa.

E’ a quel punto che ho consigliato a Claire di collegarsi con un telefono o un tablet e questa scelta ha risolto il caso.

Claire ha cominciato a farmi fare un giro della casa e nel descrivermi gli ambienti, mentre li inquadrava, mi annotava tutti quelli dove erano avvenuti i conflitti tra Oki e Kiwi.

Mi sono accorto subito che si trattava di luoghi particolari, ambienti molto stretti, angusti o pericolosi. Si trattava sempre di disimpegni, ingressi o scale aperte senza alcuna protezione. In questi luoghi non avveniva sempre un conflitto vero e proprio tra i cani ma erano luoghi dove aumentava la tensione, espressa dai cani anche con ringhiate.

Il ringhio è un avvertimento, un ottimo elemento per capire che sta per succedere qualcosa di brutto e che ci da il tempo di intervenire per evitarlo.

Un altro elemento che faceva luce sulla vicenda è stato aggiunto da Claire che mi ha riferito che il gioco delle bambine, probabile innesco della prima lite, era stato dato ai cani prima del conflitto e non era successo nulla. Come mai un gioco può innescarsi come miccia dopo giorni?

Cominciava a farsi strada nella mia testa che il problema non era il gioco o qualsiasi altra risorsa ma Claire e le sue figlie. O meglio il loro modo di gestire i cani.

Mi aveva anche riferito che in presenza di suo marito, un uomo imponente e deciso, il “vero capo famiglia”, diceva lei, nessuno fiatava e i cani stessi cambiavano atteggiamento. Non li trattava male, semplicemente non accadeva nulla in sua presenza.

L’assenza di suo marito bastava a destabilizzare la situazione e a favorire un contesto perché i cani litigassero.

Ma non solo. Diciamo che il litigio nasceva come risultato di una ricetta in cui tutti gli ingredienti erano sapientemente posizionati al posto e al momento giusto.

Questi ingredienti erano, l’assenza di una figura del branco che, in qualche modo, anche inconsapevolmente, mantenesse la calma. Un leader naturale potremmo definirlo, che con la sua sola presenza manteneva i rapporti tra gli elementi del branco.

Claire non conosceva la lingua del cane e il suo funzionamento. Ancor più quella dei suoi cani e si comportava come la maggior parte delle persone, come un umano, invaso dai sensi di colpa se non accarezza di continuo il cane, se non lo rimpinza di giochi o di cose inadeguate per il cane stesso.

Claire si rendeva conto del disagio suo e dei suoi cani, tanto da cercare rimedio, ma all’atto pratico peggiorava la condizione, quando, pervasa dal senso di colpa di tenere Oki chiuso in gabbia per tanto tempo o separato dagli altri cani, lo accarezzava anche per un’ora di seguito.

Comprendo lo stato d’animo dell’umano ma in questi casi, la vera abilità di chi conosce i cani, sta nella capacità di spostare il punto di vista, settarsi su quello del cane e fare ciò che per il cane è bene, dimenticandoci di essere umani.

Una gestione non corretta dei propri cani, può portare a conflitti e infatti durante il percorso è emerso anche che i cani facevano capricci con i pasti e tendevano a gestirli loro. Problema che si manifesta quasi sempre come apparente disinteresse per la ciotola nel momento in cui la proponiamo. Chiaro segno della leadership del cane.

Entra quindi in gioco anche il tema della sicurezza che, essendo una prerogativa del leader, veniva gestita dai cani. Da un lato quindi Claire non si propone come buon leader e dall’altro lato i due cani più grandi vanno in contrasto per contendersi questo ruolo.

 

SOLUZIONI ADOTTATE
Ecco che la mia proposta di intervento non riguarda più soltanto come tirarsi fuori dai problemi relativi al pasto e ai conflitti, ma usare questi elementi per lavorare sempre sul consolidamento della leadership di Claire. Una volta ottenuto questo risultato, tutti gli altri problemi sarebbero cessati.

Ho deciso quindi di dare dei suggerimenti pratici a Claire per tirarsi fuori da tutte le situazioni difficili e allo stesso tempo consolidare la sua leadership.

Per quanto riguarda i pasti, doveva poggiare la ciotola a terra, dentro ognuno dei kennel in modo da evitare, soprattutto all’inizio di questo cambio di gestione da parte di Claire, possibili conflitti tra Oki e Kiwi in presenza di una risorsa molto importante come il cibo. Se i cani avessero mostrato disinteresse, doveva mettere via la ciotola e proporla al pasto successivo.

Un altro mio consiglio è stato quello di cercare di ripristinare uno stato di serenità per tutti, ricreando una condizione accettabile per consentire ai tre cani di dormire con un elemento umano del branco.

Durante la seconda consulenza Claire mi ha riferito che al loro rientro dalla passeggiata con Oki, proprio sull’ingresso, Frodo, il più piccolo dei tre, gli era andato incontro creando scompiglio. Questo aveva attirato anche Kiwi ed è scattato il conflitto.

Gli elementi che avevano contribuito a generare il conflitto erano stati:

Luogo della scena: ingresso, zona di confine con territorio estraneo, non di pertinenza dei cani. E’ sempre un luogo non praticato dai membri del branco anche in natura in quanto è troppo vicino a territorio estranei di pertinenza di branchi diversi.
Guinzaglio, elemento a cui Oki era legato, elemento innaturale, in natura non esiste e che impedisce al cane di andare via in occasione di un pericolo o conflitto.
Frodo e Kiwi erano invece liberi e questo crea uno squilibrio nella comunicazione. Cani al guinzaglio non devono interagire.
Ultimo elemento, ma non meno importante, si era creato un sovraffollamento in uno spazio piccolo.

L’incapacità di Claire e della sua famiglia di gestire questa condizione, anche per il fatto che non conoscevano questi elementi legati al funzionamento del cane, ha contribuito ancora a generare un conflitto.

Era ormai chiaro che i problemi tra Oki e Kiwi non fossero tanto legati ad aggressività quanto, piuttosto, a situazioni di conflitto legati a determinati spazi della casa.

Ho chiesto quindi a Claire di inquadrare tutti i luoghi della casa in cui i cani avevano manifestato attrito, anche un solo ringhio. Si trattava di disimpegni, passaggi stretti, lo sbarco delle scale, porte di ingresso ecc., tutti luoghi poco agevoli e di dimensioni ridotte.

Infine siamo arrivati in soggiorno, uno spazio veramente grande dove si svolgeva gran parte della vita quotidiana della famiglia. In quella occasione Oki era nel suo kennel e sul lato opposto del soggiorno vi era Kiwi.

La discordanza era chiara: come poteva succedere che i due cani, rivali, potessero essere tranquilli nello stesso ambiente senza che a nessuno passasse di mente di andare in conflitto con l’altro?
Potreste dirmi:

“Certo, Oki era in gabbia e quindi non poteva fare molto.”

Non era questo il motivo, due cani in perenne conflitto, con uno dei due libero, non si lascerebbero scappare l’occasione di interagire male. Semplicemente l’ambiente in cui si trovavano aveva caratteristiche che non alimentavano le rivalità.
Spazio ampio, libero e sereno, perché abitato continuamente dal branco/famiglia, rasserena gli animi.

 

RISULTATI OTTENUTI
Mi è venuta, allora, l’idea di verificare di persona una interazione tra Oki e Kiwi proprio per confermare o smentire, la mia ipotesi. Se avesse funzionato la stessa Claire avrebbe guadagnato più sicurezza per il futuro.

Le ho chiesto di tirare fuori Oki dal kennel inserendo il guinzaglio.

Fatto questo doveva gradualmente attraversare il grande ambiente del soggiorno per avvicinarsi con molta cautela e tranquillità a Kiwi sdraiato a sonnecchiare per terra. Non volevamo disturbarlo, ci serviva osservare eventuali reazioni dei due cani, anche una minima tensione muscolare ci avrebbe avvertito del loro stato d’animo.

Ecco che Claire è riuscita ad avvicinarsi fino a circa 2 metri di distanza tra i due cani. Nessuna tensione, tutto era tranquillo. Il fatto che Claire fosse guidata da me, costantemente concentrato su eventuali sue posture o reazioni inadeguate, contribuiva ad inviare un messaggio di calma ai due cani, finalmente un messaggio da leader. Claire si stava comportando da leader:

“In mia presenza potete stare tranquilli.”

Tutto è filato liscio e ad un tratto, a dimostrazione che si tratta di una lingua vera e propria, i due cani hanno cominciato a comunicare usando i segnali calmanti, tanto per dirsi a vicenda che venivano in pace, nessuno dei due voleva e avrebbe mai voluto un conflitto.

Garantire la sicurezza del branco e dei suoi elementi e regolare la loro interazione è compito del leader.

Per la prima volta Claire, agli occhi dei suoi cani, aveva parlato e compreso la loro lingua, garantendo per la sicurezza reciproca.

La sua leadership era aumentata.

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