I Principi Base per una corretta gestione del tuo cane.

Non addestrare il tuo cane

Hai un problema con il tuo cane?
Non addestrarlo.
Se hai una qualsiasi difficoltà a gestire il tuo cane forse stai cercando la risposta nel luogo sbagliato.

Sicuramente qualcuno ti avrà detto che dovrai addestrarlo perché altrimenti non risolverai mai il tuo problema.

Ti avranno detto che tra di voi non funziona perché il cane ha qualcosa che non va, ad esempio è stato trovato per strada, ha vissuto in canile o è passato da una famiglia all’altra prima di arrivare a te.

Oppure perchè ha un brutto carattere o perché dovresti cambiare atteggiamento nei suoi confronti, dovresti essere più duro per importi e farti capire.
Così facendo il tuo cane ti obbedirà sempre qualsiasi cosa tu faccia.

 

Oggi ti spiego come tutto questo non ha fondamento.

 

Ma come? Non devo addestrarlo? E come faccio a farlo stare buono e a fare in modo che faccia tutto ciò che gli chiedo?

La convinzione che i cani debbano essere addestrati come soluzione per risolvere uno o i più problemi che abbiamo nella loro gestione è molto diffusa.
E’ proprio una credenza difficile da scardinare nella testa della gente.

Io per primo, all’inizio della mia carriera, ero convinto di questo, tant’è vero che con il mio primo cane, Erasmus, non ho fatto nulla, soltanto errori.

Piccolo inciso: se vorrai conoscere la mia storia e i tanti errori che ho commesso all’inizio, puoi iscriverti alla mia newsletter, ti racconto tutto li.

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Come ti dicevo, io per primo sono partito da questa credenza. Al mio secondo cane Doxy, diciamo il mio primo vero cane, quello che ho gestito io personalmente e non il cane di famiglia, non volevo ripetere gli stessi errori e mi sono impegnato veramente a fare le cose per bene.

Avevo tutta la volontà di questo mondo per capirne di più, imparare a gestire bene la mia nuova cagnolina, per la sua salute mentale e per vivere serenamente insieme.

E come chiunque prenda un primo cane, mi sono rivolto ad un educatore. Anche perché i primi problemi si erano già presentati. Doxy era una vera furia, tirava al guinzaglio, non mi ascoltava, aveva proprio un bel caratterino con cui non riuscivo a confrontarmi e questa condizione mi mandava su tutte le furie.

Avere un cane tutto mio per me era un sogno che avevo fin da bambino e finalmente quando ho avuto la possibilità di realizzarlo, mi si è presentata davanti una vera tragedia.

Come era possibile? Non mi aspettavo proprio questa sorpresa.
Ma il cane non doveva essere quel valore aggiunto alla nostra vita che ci rende felici?

Mi decisi quindi a rivolgermi al primo educatore che avevo sotto mano, in realtà non aveva neanche il titolo ma ci frequentavamo e sapevo che aveva a che fare con i cani.

Gravissimo errore di valutazione.

E’ stato naturale fidarmi di lui e ho cominciato a lavorare con Doxy: seduto, terra, resta, in piedi e cosi via abbiamo affrontato tutto il programma di educazione di base.
Ricordo che Doxy era ingestibile, mordeva di continuo il guinzaglio e mi dicevano di stare fermo sul posto mentre gli altri lavoravano.

Ma cos’era una punizione o un metodo segreto per aiutarmi a gestire il cane agganciato con i denti al guinzaglio mentre ringhiava?

No, non era aggressiva Doxy, era il cane più buono del mondo e più avanti nella nostra vita insieme ne ho avuto la certezza. Semplicemente non capivo io, lei aveva un grande problema.

Ma dove stava l’inghippo, perchè Doxy ce l’aveva così tanto con il guinzaglio?

Proprio la scorsa settimana ho publicato un intero video sul tema che puoi trovare QUI.

Ma intanto perché ci trovavamo in quella situazione stressante per entrambi?

Durante queste sessioni di addestramento, passavo la maggior parte del tempo fermo sul posto a cercare di gestire da solo, senza alcun aiuto, la reazione di Doxy di mordere il guinzaglio. Nessuno mi diceva il perché lo facesse, l’ho capito solo molti anni dopo.

Mi dicevano soltanto che dovevo stare li fermo e io lo facevo perchè sentivo di essere nel posto giusto, d’altronde ero in un luogo dove si addestrano i cani.
Ma qualcosa non mi tornava.

Ogni tanto questa mia pausa improduttiva o punitiva, veniva interrotta da qualche esercizio di addestramento inutile come un terra e resta o qualche altro esercizio da circo.

Mi fidavo ma cominciavo ad vere i miei dubbi. Come, quegli esercizi potevano aiutare me e Doxy a risolvere i nostri problemi nella vita quotidiana? Avevo la sensazione che tutti gli esercizi di addestramento fossero totalmente slegati dalla vita reale.

Parlavo con chi mi doveva aiutare nei miei problemi di gestione di Doxy e mi veniva risposto che dovevo addestrarla. Ma a cosa di preciso?

Non mi capitava mai nella vita reale di sentire l’esigenza di darle un seduto o di dover farla mettere a terra e allora perchè mi dicevano che dovevo fare quelle attività?
Proprio non capivo il nesso.

Mi sembrava di porre una domanda come:

“Scusa mi dai un bicchiere d’acqua?”
E mi arrivava una pizza.

Una totale incomprensione con chi mi doveva aiutare e questo mi mandava in frustrazione, ancora di più del non saper gestire Doxy.

Pensai che forse era la persona che mi seguiva a non essere adeguata e decisi di rivolgermi a qualcun altro. Fu proprio chi mi aveva seguito fino a quel momento che mi consigliò di rivolgermi ad un comportamentalista, un esperto in problemi comportamentali del cane.

Ancora una volta mi dirottavano su una visione del problema che considerava il cane come responsabile.

Anche quest’altro esperto che avrebbe dovuto dirmi come risolvere i miei problemi, fece un buco nell’acqua. Tanti esercizi, spesso anche con metodi che creavano dolore fisico al cane ma nessun risultato.

Non volevo commettere gli stessi errori fatti con il mio primo cane, volevo migliorare e creare dolore a Doxy non mi sembrava proprio la soluzione giusta.

Mi misi a studiare cominciando a mettere in dubbio tutto il sistema che girava attorno al mondo dell’addestramento del cane e mi convinsi che non faceva per me e che doveva esserci una soluzione alternativa a ciò che c’era in giro e che tenesse conto del benessere fisico e mentale del cane.

E forse era proprio li il nocciolo della questione.

Se fossimo noi il problema e non il cane?
Se fossimo noi a dover cambiare atteggiamento e comportarci in un modo più rispettoso nei suoi confronti?
Se fossimo noi a doverci addestrare?

Allora si che mi sentirei di parlare di addestramento, ma dell’uomo, un nostro addestramento al relazionarci con il cane.

Da quel momento tutto cambiò.
Dovevo provare ad avvicinarmi al mondo del mio cane e non pretendere che fosse lei ad adeguarsi al mio.
Solo io umano ho le capacità di farlo, il cane meno.

Mi interessava capire come funzionassero i cani e come comunicassero. Era evidente che non potevano comunicare usando la nostra stessa lingua ed era anche evidente che ciò che per noi poteva funzionare non avveniva per loro: mi resi conto che avevamo due culture completamente opposte.

Ma come potevo reperire le informazioni che mi servivano ad avvicinarmi a Doxy, al suo mondo e al suo modo di esprimersi?

Pensai subito che l’addestramento del cane può essere paragonato allo sport.

Se voglio addestrarmi a giocare a tennis, perchè si tratterebbe di un vero e proprio addestramento a fare qualcosa, una disciplina sportiva, mi serve qualcuno che mi dica cosa fare: un istruttore di tennis.

Una volta trovato, lui mi passerà delle informazioni che io assimilerò e mettendole in pratica con la ripetizione, imparerò a giocare a tennis.

Ma cosa stiamo dando per scontato?

Che l’istruttore sia italiano, quindi abbiamo una lingua comune. Altrimenti come potrebbe passarmi le informazioni che mi servono per addestrarmi al tennis?
Che sia un umano come me, cioè viva secondo le leggi e le regole degli umani. Abbiamo cioè la stessa cultura.

Tutto questo non avviene con i cani, non abbiamo una lingua comune e abbiamo modi di pensare e di agire differenti. Quindi se vogliamo addestrarci a qualcosa, dobbiamo prima curare una fase che viene prima dell’addestramento vero e proprio, possiamo dire l’intenderci.

Era quello che mi serviva: cominciare a capirmi con Doxy, a capire cosa la rendeva felice e cosa si aspettava dalla nostra vita insieme.

Probabilmente, come molti possessori di cani, all’inizio pensavo che potevo renderla felice regalandole un cuscino nuovo o un gioco nuovo ma forse mi sbagliavo.

Magari, dato che non aveva scelto di vivere con me, ciò che le importava prima di tutto era avere accanto qualcuno che la capisse, che comprendesse le sue esigenze e la lingua con cui le esprimeva.
Da quel giorno non pensai più ad addestrarla, cominciai a leggere di tutto e soprattutto ad osservarla e non ho mai imparato così tanto come allora sulla gestione del mio cane.

Non hai idea dei benefici che mi sono arrivati.
Improvvisamente avevo un cane che mi ascoltava, non tirava più al guinzaglio e non lo mordeva più, eravamo in totale simbiosi tanto che mi bastava un cenno per chiederle qualcosa che faceva immediatamente.

E tutto questo senza alcun tipo di addestramento.
Eravamo felici.

La nostra relazione funzionava così bene che abbiamo fatto di tutto, ci siamo addestrati insieme a tantissime discipline sportive ma a quel punto era solo divertimento perchè ormai sapevamo intenderci e ciò che facevamo era un addestramento consapevole.

Eravamo così uniti che diventammo anche unità cinofila da salvataggio in mare in Protezione Civile.

Dopo Doxy ho avuto tantissimi altri cani che non hanno mai fatto addestramento, nessun esercizio fine a se stesso e inutile per far funzionare le cose ogni giorno.

Ma applicando ciò che ho messo in pratica con Doxy, oggi ho una relazione sana con ogni mio cane con cui condivido delle attività e momenti splendidi.

Dato che ero io a dover imparare su di loro, la mia formazione è stata ed è continua, tanto che ho iniziato a condividerla con tantissimi altri possessori di cani in tutto il mondo.

Ancora oggi ricevo moltissimi messaggi da persone che mi chiedono come sia possibile lavorare anche a distanza con me e come io possa aiutarli a risolvere il problema con il proprio cane senza necessariamente essere fisicamente li con loro.

E la mia risposta è sempre la stessa:

Se sei tu a cambiare atteggiamento loro cambieranno comportamento. Sono come uno specchio, se tu ti comporti bene nei loro confronti, di conseguenza loro si comporteranno bene con te e tutti i problemi svaniranno”.

E’ molto più semplice di quanto si creda perchè lavoriamo su di noi, non sul cane.
Io lavoro su di te e ciò che devi fare posso dirtelo anche se non siamo nello stesso luogo.

Non ci credi?

Ecco alcune delle testimonianze di chi ha lavorato con me e adesso vive felice con il proprio cane avendo fatto questo grande passaggio mentale.

 

 

QUI puoi dare un’occhiata alle mie consulenze online, come funzionano e come possono aiutarti nella gestione del tuo cane.

 

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Adesso sta a te decidere che strada vorrai prendere e la felicità del tuo cane e della vostra vita insieme è solo nelle tue mani.

Lo so, stai pensando che forse ormai è troppo tardi per cambiare le cose, magari perché il tuo cane è già grande e ormai quello che è fatto è fatto o magari perchè credi che tu non potrai mai fare questo cambiamento.

Lasciati dire una cosa: sono solo problemi che ti stai ponendo per il solo fatto che un cambiamento del genere può spaventare, ma non è impossibile.
Chiunque può cambiare le cose, anche tu, proprio come ho fatto io all’inizio e hanno fatto tantissime altre persone coraggiose.

Non è mai troppo tardi per migliorare la vita di un essere vivente e il tuo cane merita questo tuo cambiamento altrimenti non ha senso averne uno.

Per oggi è tutto.
Noi ci leggiamo al prossimo articolo.
Ciao.
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