3 LUOGHI COMUNI SULL’EDUCAZIONE DEL CANE

AUTORE

Fabrizio Collovà

Durante il mio lavoro di Dog Listener mi capita di avere a che fare con tantissime persone in tutto il mondo, quindi culture diverse, lingue differenti e luoghi e modi di vivere differenti. Ma una cosa mi capita sempre di riscontrare come elemento comune: ciò che si pensa del cane e della sua educazione.

E’ chiaro che educare il cane è una cosa fondamentale. Chi di noi vorrebbe un cane ingestibile, una furia che vive in casa nostra e che non fa altro che crearci problemi?

Ma educare a cosa esattamente? E per quale motivo?

Il desiderio del possessore di cane che intende intraprendere un percorso di educazione è la soluzione più ovvia per cercare di risolvere le proprie difficoltà.

Il problema però, è un altro a mio avviso. I possessori di cani rimangono imbrigliati in luoghi comuni che dirottano questo loro sano e lecito desiderio di migliorare la vita con il proprio cane su altro.

Oggi vi parlo di tre dei più diffusi luoghi comuni legati all’educazione del cane.

1. “Questo percorso di educazione mi risolverà tutti i problemi con il cane per sempre”.

Concetto, questo, tra i più fuorvianti. Si pensa sempre che, dopo aver trovato il percorso di educazione più adatto a noi e gestito dall’educatore o scuola che sia, più compatibile con la nostra condizione, siamo arrivati al capolinea.
Una volta completato, avrò finito e magicamente ogni cosa funzionerà con il nostro cane.
Ebbene, mi dispiace deludervi, ma non sarà così.

Non perché avrete scelto la scuola di educazione sbagliata o avrete optato per un percorso poco adatto a voi.
Sicuramente farsi consigliare dalle persone sbagliate o scegliere un percorso di educazione non adatto a noi è un errore in cui si può cadere molto facilmente, specialmente se non abbiamo minime competenze, non di cinofilia, ma di vita, che ci permettono di discriminare tra ciò che serve a noi e ciò che non può aiutarci.

Prima di tutto ciò, siamo noi che saremo i primi a crearci una trappola in cui cascheremo molto facilmente.

E questa trappola è la convinzione di trovare una ricetta magica che di punto in bianco, farà funzionare le cose con il nostro cane.

Cambiate punto di vista e sarete già sulla buona strada.
Il punto di vista nuovo che vi propongo è quello di vedere un qualsiasi percorso di educazione come un nuovo inizio e non come punto di arrivo.

Già l’idea di accorgersi di avere un problema con il cane e pensare di rivolgersi a qualcuno è l’inizio del percorso, qualsiasi esso sia. Avete già cominciato a migliorare le cose con il vostro cane.

Nella mia esperienza di consulente cinofilo, mi è capitato spesso di vedere persone che soltanto perché mi avevano contattato erano già più serene e il rapporto con il cane era già cambiato ancora prima della prima consulenza.

Frasi di questo tipo sono molto frequenti.

“Ti ho contatto perché ho un problema con il mio cane, anche se da qualche giorno si è ridotto”.

La mia risposta: “E da quando questa riduzione del problema?”

Il cliente: “In realtà poco dopo che ci siamo sentiti per fissare l’inizio del percorso”.

Io non credo troppo alle coincidenze, credo invece che ci siano delle forze che influenzano continuamente la nostra vita. Noi stessi lo facciamo anche se spesso non ce ne rendiamo conto.

La maggior parte dei possessori di cani è nervosa, agitata e sempre stressata. Questo contesto viene trasferito al nostro cane che eredita un comportamento a lui innaturale, i cani in genere sono esseri viventi tranquilli e poco stressati. Ma lo stare con l’uomo li ha resi come lui, sempre iperattivi e incapaci di rimanere fermi senza far nulla a rilassarsi.

Noi stessi dobbiamo pagare tanti quattrini per costringerci a rilassarci.
Corsi di Yoga, di meditazione o, in alcuni casi, psicoterapeuti.

Rilassarsi sarebbe anche molto semplice e potremmo benissimo farlo da soli, soltanto che abbiamo dimenticato come si fa.

Se abbiamo un problema con il cane, ammesso che sia uno soltanto, il solo aver contattato qualcuno che potrebbe aiutarci a risolverlo, fa parte della soluzione stessa e questo ci permette di rilassarci, anche se siamo ancora in attesa dell’inizio del percorso vero e proprio.

Ecco che il cane recepisce un nostro stato d’animo differente e di conseguenza anche lui sarà più rilassato e i problemi si affievoliscono.

Intendere un percorso di educazione con il nostro cane un punto di inizio, per capirne di più sul cane in generale prima e sul nostro cane in particolare, sul come funziona e come comunica è un ottimo punto di partenza.

Non andiamo il primo giorno di scuola come se dovessimo ricevere chissà quale formula magica per mettere subito tutto a posto. Andiamo con curiosità, prendiamo il tempo per capire cosa ci diranno e perché.
Cerchiamo di capire cosa farà il nostro cane ricevendo nuovi stimoli e perché assumerà quei comportamenti.
Andiamo un po’ con l’idea di indagare.

Vi verranno dette delle cose, alcune corrette, altre no, alcune vi aiuteranno altre meno, alcune cose vi rimarranno impresse, altre le dimenticherete subito per poi tornarvi in futuro.

Tutto questo è cultura, nozioni teoriche e pratiche che accresceranno il vostro bagaglio culturale sul cane, sfruttatelo bene. Solo se ne approfitterete riuscirete a risolvere a vita i problemi con il vostro cane.

E non perché saranno formule magiche ma perché speciali diventate voi, diversi dalla maggior parte dei possessori di cani che non si sono mai preoccupati di capirne di più su un essere vivente che non ha scelto di vivere con voi ma che avete in qualche modo costretto a questo destino. Rendetelo speciale.

Non avere problemi con il cane non è un buon motivo per non studiare la sua lingua e il suo funzionamento. Vi aiuterà a non commettere errori e costruirete bene si da subito.

Un primo percorso di educazione sarà l’inizio di una nuova vita in cui vi interesserete a questo nuovo mondo, a quello del cane, del vostro cane.

Ne seguiranno altri diversi, anche semplicemente leggere dei libri, in cui troverete nuove informazioni o le stesse nozioni che vi sono state date durante il percorso e che, avendole sentite ancora, vi rimarranno ancora più impresse.

Non fermatevi al primo percorso, andate avanti, diventate degli esperti di cani e del vostro cane. Siate curiosi e affamati di nozioni sul vostro cane. Se smetterete di vivere così, il percorso che avrete fatto non sarà servito a nulla. Non si tratta di qualche esercizio e tutto finisce li, dovete modificare il vostro modo di vivere con il cane nel quotidiano.

Insomma, avete capito che siamo noi il problema, siamo noi che non sappiamo come funziona una cane e come parla. Non è il cane a dover essere educato a qualcosa.

Ma se proprio dobbiamo parlare di educazione, a cosa dovrebbe essere educato il cane?

Secondo me dovrebbe essere educato, o preferirei dire aiutato, ad accettare e convivere con tante cose strane tipiche della cultura umana e innaturali per lui.

“Devi vivere con me? Bene, dovrai accettare delle cose che per te in natura non esistono, oggetti, culture e modi di fare.

Non preoccuparti di questo (dico al mio cane), fidati di me e tutto andrà bene”.

 

2. “Mi addestri il cane?”.
A volte crediamo che il problema si il cane e trovare qualcuno che lo addestri per noi sia la soluzione.
Tanto per precisare, addestrare un cane significa prepararlo a qualcosa, farlo diventare “esperto” in una disciplina o attività.
L’addestratore, a differenza dell’educatore, prepara il cane a questa attività senza la presenza del proprietario, quindi non lavora sulla loro relazione.
Ad esempio, ti preparo il tuo Labrador alla caccia, una volta pronto, magari lo porto anche in gara, finito tutto, rientra a casa. In tutto questo processo, il proprietario non ha avuto alcun rapporto col cane.
Ecco quindi che la domanda, “Mi addestri il cane?”, risulta fuori luogo se l’intento del proprietario è quello di risolvere i problemi che ha con il proprio cane nel quotidiano.
Ma pur ammettendo la domanda, non si raggiungerebbe alcun risultato comunque.
Il problema non è il cane che “non funziona”, ma noi. Non parlando la lingua del cane e non sapendo come funziona, portiamo il cane a stress, ecco che reagirà in qualche modo, spesso assumendo comportamenti poco piacevoli.
“Addestratevi” voi prima di tutto alla lingua del cane, cercate dei professionisti che vi insegneranno queste cose, curando la vostra relazione e aiutandovi a consolidarla. Tutto procederà per il meglio.

3. “Il percorso che ho fatto non mi ha risolto alcun problema“.
Certo, può succedere. Avete scelto il professionista non adatto a voi o il percorso sbagliato e non vi ha aiutato nella risoluzione dei problemi con il vostro cane.
Ma il punto non è questo. La domanda si riferisce ad una tendenza della maggior parte dei possessori di cani, quella di pensare, ancora una volta, che i percorsi siano risolutivi al 100%.
Si tratta di esserli viventi e, qualsiasi cosa abbiate fatto durante un percorso di educazione, dai singoli esercizi alle nozioni che vi sono state date, non dovete mai mollare.
Spesso mi chiedono:

“Ma, per quanto tempo devo fare questi esercizi?”

La mia risposta è:

“Non sono esercizi, questo è il tuo nuovo modo di vivere con il cane”.

Mettiamo che per tutta la vita abbiate mangiato cibi poco sani, dopo un po’ ne raccoglierete le conseguenze.

Ad un tratto decidete di cambiare regime e vi mettete a dieta. Avrete un periodo di disintossicazione, ma se alla fine del percorso (dieta) non manterrete il nuovo stile di vita, ritornerete allo stadio di partenza.

Con il cane è uguale. Cambiare il proprio modo di vivere con il cane, è il centro del problema, vi basterà mantenere quel nuovo regime con piccoli gesti quotidiani e il gioco è fatto.

Se abbasserete la guardia, il cane vedrà in voi di nuovo un atteggiamento poco corretto nei suoi confronti e tornerete ad avere dei problemi con lui.

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