Rieccomi dopo qualche giorno di assenza.
Scusami ma sono impegnato ad organizzare un importante evento per il prossimo 8 ottobre che abbiamo chiamato “Incontro con l’allevatore”. Se ti interessa puoi visitare la pagina dell’evento a questo link. In più per ringraziare i miei lettori delle numerose visualizzazioni dell’ultimo articolo (quasi 550) ti faccio un regalo:
una CONSULENZA GRATUITA (anche a domicilio o via telefono) entro il prossimo 22 settembre se ti iscriverai alla news letter qui accanto.Ma torniamo a noi.Se hai già letto il mio precedente articolo sui segnali calmanti dei cani,
be, sappi che non finisce li.Troppo semplice.
Basterebbe conoscere i principali segnali calmanti (sappi che sono molti di più di quelli che ho elencato nell’articolo) e il gioco è fatto.
No, non basta solo questo per comunicare bene con i cani.
Esiste una lunga serie di regole, sfumature e dettagli che spesso trascuriamo o non conosciamo proprio, di cui i cani fanno uso.

Oggi ti voglio parlare di una situazione che accade molto frequentemente.
Prima di tutto ti consiglio di CAMBIARE IL PUNTO DI VISTA da cui osservi la cosa.
La maggior parte delle volte e spesso questo è l’errore più grande che commettiamo, osserviamo il tutto dal nostro punto di vista umano.
Ma se l’uomo è considerata la “razza intelligente” e anche qui ci sarebbe da scriverci diversi articoli, siamo noi che dobbiamo adeguarci al PUNTO DI VISTA DEL CANE.
L’ho detto altre volte: non possiamo pretendere che il cane impari la nostra lingua.
Siamo noi che possiamo imparare la sua.
Detto questo oggi ci poniamo nella situazione in cui ci sforziamo di vedere le cose come le vedrebbe un cane ma guardando l’umano.
Mi spiego meglio.
Esistono diverse situazioni tra uomo e cane che quasi sempre alterano il comportamento di quest’ultimo. E questa alterazione deriva proprio dalla nostra incapacità di interpretare nel modo corretto la circostanza e la reazione del cane.
Quante volte sento dire: “quel cane è aggressivo”.
La mia risposta è quasi sempre: “cosa ha fatto il padrone?”.
E si, perchè come dico spesso, la maggior parte della responsabilità ce l’ha il padrone.
Per comportamenti errati, voluti o inconsapevoli, per ignoranza e proprio perchè l’uomo si ostina a vedere le cose dal suo punto di vista.
Ma ci siamo mai chiesti cosa pensa il cane quando facciamo o diciamo delle cose?
Adesso analizziamo una situazione che spesso si presenta nelle nostre città, quella del CANE AGGRESSIVO.
Una delle situazioni che maggiormente mi capita di vedere in giro è un binomio uomo-cane che durante la propria passeggiata incontra un altro binomio uomo-cane.
La relativa complicanza è che i due cani siano due maschi.
Succede anche tra femmine ma più raramente.
La scena, ormai consolidata, si svolge più o meno così.
I due padroni già immersi nel loro mondo, con il cellulare in mano che si aggiornano sui risultati della partita della domenica precedente, nel caso di padroni uomini, o a seguire le ultime tendenze di moda nel caso si tratti di donne.
Non me ne vogliano, uomini e donne, è una cosa normale avere degli interessi.
Li ho anche io, magari non di calcio o di moda.
L’unica differenza è che io, probabilmente, almeno uno lo curo in maniera diversa dalla tua.
Se ci fai caso il cane è proprio uno di quei tuoi interessi.
Allora che motivo c’è di dedicarsi agli altri se ne hai uno proprio sotto il naso?
E’ come se mentre guardi una partita di calcio, nella tv accanto segui una partita di basket.
Per forza di cose qualche dettaglio ti sfuggirà.
E sono proprio i dettagli che fanno la differenza. Soprattutto con i cani.
A proposito di questo spesso mi sento dire:
“ma come hai fatto a fare questa cosa con il mio cane? Anche io ci ho provato, ma niente.”
Ebbene è la cura dei particolari e la precisione che il cane coglie.
Proprio quelle sfumature di cui ti parlavo prima.
Ma torniamo all’esempio della passeggiata.
Mentre i padroni son intenti a giocare con il proprio smartphone, i cani, giustamente, devono occuparsi di qualcosa.
E’ proprio in quel momento che si accorgono prima di noi che un altro cane si sta avvicinando insieme al suo padrone.
La situazione viene anche inasprita dal guinzaglio super tirato con cui il padrone conduce il proprio cane.
Se gli si da libera scelta sull’andatura e sulla direzione, cosa vuoi che succeda?
Sarebbe come dire ad un tassista: “portami dove vuoi e alla velocità che vuoi tu”.
I cani, già fiutatisi a grandissima distanza, aumentano la tensione del guinzaglio, giustamente attratti dal loro simile.
E intanto il padrone ancora attento sul cellulare.
Ad un certo punto si arriva ad una distanza talmente ravvicinata che ormai è troppo tardi per prevenire.
I cani sono già partiti con l’abbaio, il padrone si risveglia dal suo torpore e preso di soprassalto, tira ancora di più il guinzaglio tentando di frenare il quadrupede che ormai aveva quasi raggiunto il suo simile.
Terminato il gesto istintivo del padrone, la faccenda si complica con un’ulteriore cazzata: accarezzare il cane credendo di calmarlo.
E, chissà perchè, proprio in quel momento la reazione si amplifica.
Il proprietario allora interviene con la voce, gridando:
“fermo, fermo, basta”.
Tipico intervento all’umana.
Ma ancora niente, il cane non ci sente. Sarà un cane sordo.
Ormai la frustrazione del proprietario è alle stelle quando decide finalmente di alzare le mani sul povero canuzzo.
Ma cambiamo per un attimo il punto di vista e cerchiamo di PENSARE DA CANE.
Il cane in passeggiata con il proprio padrone. O almeno così crede perchè quello è sempre al cellulare.
“Certo mi piacerebbe ricevere dal mio papà uno sguardo e magari anche un comando.
Sarei molto felice di eseguirlo per lui, ma niente.
Allora mi arrangio.
Vediamo un po’, cosa c’è in giro?
Toh, un mio simile con il proprio padrone.
Hmmm, ma ci si potrà fidare?
Vediamo cosa ne pensa il mio bipede.
Aspetta che assumo una postura eretta e drizzo le orecchie in modo da chiedere cosa dobbiamo fare.
Niente, non coglie.
Proviamo con un ringhio, così testiamo anche la reazione del probabile nemico.
Ok, il mio padrone ha appena tirato il guinzaglio e il mio simile continua ad avanzare trainato dal suo padrone, quindi è un pericolo che si sta avvicinando.
Rincariamo la dose, abbaiamo forte.”
A quel punto la carezza del proprietario conferma che si tratta di un pericolo e il “basta, basta, fermo” viene interpretato dal cane più o meno così:
“il mio umano sta abbaiando
(dizionario italiano-canino: urlare=abbaiare):
vedi che avevo ragione a temere il pericolo?
Sferriamo l’attacco e “scatenate l’inferno”, come disse qualcuno in un film che vedeva il mio padrone.
Ora mordo!”
Ed è li che anche l’umano comincia ad usare le mani, ma sul proprio cane, il quale però, preso dall’impeto dell’attacco, non si rende conto che le botte sono indirizzate a lui.
Naturalmente qui ho un po’ romanzato la vicenda per renderla più leggera e comprensibile . Ma è così che più o meno funziona.
Ti rendi conto allora come tutto viene stravolto se non interpretiamo correttamente le circostanze? E come al solito, la vittima è sempre il cane, che verrà additato come cane aggressivo.
Con questo non voglio dire che non esistono cani aggressivi.
Purtroppo ci sono e anche tanti.
Ma l’aggressività, intesa come patologia, è da attribuire ad altro.
Se, data la location frivola, quale è quella di questo blog, vogliamo semplificare la cosa, la ricetta per evitare tutto ciò potrebbe essere la seguente.
Ingredienti:
1 padrone sano di mente e rispettoso del cane;
1 cane equilibrato ed educato;
1 rapporto sano ed onesto tra i due;
Procedimento per la passeggiata con possibile incontro di altri cani:
Inserire un qualsiasi guinzaglio al cane (tanto non utilizziamo quello per condurlo, giusto?).
A tal proposito leggi il mio precedente articolo: Il guinzaglio non è uno strumento di controllo”
Dare il COMANDO di CONDOTTA al cane e avviarsi sul percorso che solo, e dico solo, il padrone ha deciso.
Dimenticare il cellulare e possibilmente sgomberare la mente da tutti i pensieri.
Prestare sempre attenzione al proprio cane con un occhio e con un orecchio (oltre che con il resto del corpo), anche se con l’altro occhio si può seguire la strada.
Cercare di cogliere qualsiasi elemento di DISTRAZIONE per il proprio cane molto PRIMA DI LUI (ci si allena e si impara a fare questo) in modo da intervenire PREVENENDO e non curando.
Il segreto è anticipare,
mi dice sempre la mia maestra.
Più ANTICIPI il tuo cane prima sei FUORI DAI GUAI.
Se il cane è BEN EDUCATO e hai un ottimo rapporto di FIDUCIA con lui, in presenza di un altro cane, ti basterà richiamare in tempo la sua attenzione perchè ti penderà dalle labbra.
Se impari ad accorgerti molto prima di lui dell’elemento di distrazione, avrai tutto il tempo di decidere cosa fare.
Se riconosci che la situazione che hai davanti è accettabile, allora potrai controllare il tuo cane che, secondo le tue regole e i tuoi tempi, si avvicinerà al suo simile per conoscersi.
Se reputi la condizione inaccettabile, cambia strada.
Una volta davanti all’altro cane, imponiti di tenere il GUINZAGLIO LASCO.
Se è il caso chiedi anche all’altro padrone di fare altrettanto. Se non ti dovesse ascoltare vuol dire che hai valutato male il binomio e dovevi cambiare strada.
Non parlate.
Lascia fare ai cani che, non sentendosi costretti da guinzagli e da parole inutili degli umani si conosceranno secondo le loro maniere.
Quando deciderai che è il momento di andare, richiama dolcemente il tuo cane e prosegui la passeggiata.
Fantascienza? Per niente.
Basta EDUCARE adeguatamente il proprio CANE fin da piccolo e sapere COME GESTIRLO per tutta la sua esistenza.
Buona lettura.

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