Golden Retrievers corre con dummy in bocca

Rieccomi dopo tanto tempo, ben 7 mesi senza un articolo.

Tu mi dirai: “mi hai abbandonato, proprio adesso che mi stavo appassionando”.

In realtà è vero, non ho scritto sul blog, ma non per inerzia e non per fare nulla.
Qualcosa ho fatto in questo tempo.

In realtà diverse cose: prima di tutto ho fatto una cucciolata, la mia prima totalmente nera.

Sono nati ben 9 cuccioli neri dalla nostra Moneypenny e una di questi l’abbiamo tenuta: si chiama Miranda. Cucciola molto sveglia, come la mamma, e bravissima nel lavoro. Il tipo di cane che proprio mi piace. Vedremo cosa ci aspetterà.

Tra l’altro in questi mesi ho lavorato intensamente per l’allevamento, ho ripreso a fare esposizioni e tra il 2017 e il 2018 mi sono impegnato a mandare Moneypenny al college.

“Al college?” dirai tu.

Si si.

Ma di che si tratta?

Una cosa molto usuale nel mondo cinofilo ad un certo livello e sicuramente per quelli come me che vivono in Sicilia ma che si sentono europei, per le cose che gli frullano nella testa.

Ho mandato Moneypenny su al nord, da una addestratrice molto competente, a studiare Retrieving.

Mi è tornato un altro cane, più maturo e con molte competenze in più.

Non sono un tipo che sta molto fermo, finito un progetto si innesca subito il prossimo.
Vivo di questo, non riesco a fermarmi.

E la mia amica Miriam Rizzo, compagna di avventure cinofile, lo sa bene e subisce, sicuramente piacevolmente, questa mia dipendenza.

Più ne faccio e più ne voglio fare.

Ma bando alle ciance e ti dico subito di cosa voglio parlarti.

Torno proprio adesso da una due giorni di stage di Retrieving, organizzato da me e Miriam nel Gruppo Retrievers Sicilia.

(trovi qui il link della pagina facebook: https://www.facebook.com/groups/134572770308774)

Un gruppo abbastanza giovane fondato da noi, insieme a Gaetano Cancellieri, Paolo Zito e Giovanni Manuele, con l’intento di promuovere i Retrievers e le loro attività in Sicilia.

Devo dire che è un gruppo di quasi 600 iscritti e va crescendo sempre di più.

Ragazzi, siamo tantissimi in Sicilia e nessuno lo sa.

(Se sei Siciliano, possiedi un Retriever e vuoi iscriverti al gruppo Facebook, mandami un’email a questo indirizzo: info@colbay.it.)

E’ nato, forse, un po’ per caso e un po’ per dare un nome e realtà a tutto quello che in Sicilia c’è sempre stato e anche ci sarà nell’ambito dei Retrievers.

Per chi non lo sapesse i Retrievers sono alcune razze di cani con attitudine al RIPORTO.

Per intenderci Labrador Retriever, Golden Retriever, Chesapeake Bay Retriever, Curly Coated Retriever, Flatcoated Retriever e Nova Scotia Duck Tolling Retriever.

Potrebbe sembrare una precisazione banale ma non tutti li conoscono, soprattutto i Retrievers definiti “minori”, che poi minori non sono, ma solo meno diffusi.

E poi non tutti i proprietari di cani hanno razze Retrievers.

Il colmo è che molti proprietari di Retrievers non sanno di avere un Retriever o non hanno ben chiaro il significato della parola.

Allora, piccole precisazioni: i Retrievers sono tutti i cani appartenenti alle sei razze che ho appena elencato.

Spesso sento dire: “Io ho un Labrador, non un Retriever”

e la mia risposta è sempre:

“quindi ha un Retriever”.

“No, non un Retriever, un Labrador”, credendo che il Labrador si chiami “Labrador” e il “Retriever” sia il Golden Retriever.

Non parliamo delle altre quattro razze.

Capisci bene che c’è ancora un bel po’ di confusione.

Se quindi partiamo da questa confusione sul nome, figuriamoci se chiedo:

“e che lavoro fa il Retriever?”.

Panico totale.

Il Retriever è un cane da caccia: “aaaaaaaaaahhhhhh, da caccia?”.

Sbalordimento più totale.

Ebbene si, ha un lavoro ben preciso nella caccia: riporta la selvaggina abbattuta.

E’ proprio di questo che abbiamo parlato in questi due giorni durante lo stage tenuto da Angelo Zoccali, istruttore di Retrieving riconosciuto in ambito internazionale.

Ma adesso non voglio parlarti dello stage, ma della mia esperienza di questo stage.

Come ogni volta che organizzo un evento di questo genere e ormai sono veramente tanti quelli che con Miriam abbiamo organizzato negli ultimi anni, quando arriva il weekend dell’evento vado, tranquillo, felice con i miei cani, sicuro di passare due giorni bellissimi per imparare cose nuove.

Ma c’è una cosa che succede: dimentico sempre come ne uscirò da queste esperienze, che siano stage, o corsi, o incontri con personaggi che hanno fatto la storia della cinofilia italiana o internazionale.

E’ come se avessi una sorta di febbre, mi sento eccitato, in fibrillazione, pieno e colmo di informazioni che sono entrate nella mente in una full immersion di due giorni.

Mi sento colmo di gioia e di confusione per la quantità di informazioni che l’ospite di turno, dall’alto della sua esperienza, mi ha donato.

Da un lato mi preoccupo di ricordarmi, in dettaglio, tutto ciò che ha detto, che ho visto e vissuto, con la paura di perdere qualche informazione, ma in realtà l’importante non è tanto ricordarsi ogni singolo metodo di addestramento o esercizio esposto o fatto e, ti assicuro, che sono tantissimi, piuttosto l’esperienza dell’aver visto e provato quelle sensazioni, di aver conosciuto quel personaggio di cui hai sempre sentito tanto parlare e che finalmente hai potuto conoscere personalmente.

Devo dire anche in condizioni privilegiate.

Ormai ho perso il numero dei momenti di “intimità culturale” , lui/lei e io, senza platea, che ho avuto la possibilità di avere con questi personaggi che abbiamo invitato, magari in macchina durante il tragitto dall’aeroporto, o dal luogo dell’evento al ristorante per la cena, passando dal mio allevamento e davanti una bottiglia di birra.

Immagina di poter invitare una persona esperta e grande nel tuo campo e di poterla avere, anche per soli 30 minuti, a disposizione a casa tua:

quante domande gli faresti?

Ma tornando all’esperienza stage, mi stupisco ancora come oggi, molte persone che hanno un cane, di qualsiasi razza, non siano incuriositi dalla domanda:

ma il mio cane che lavoro fa?

Perchè esiste?

Per quale motivo è stato selezionato? (domanda gia avanzata).

E queste domande non sono applicabili soltanto alle razze riconosciute.

Vogliamo applicarle ad un METICCIO?

“Il mio cane non è di razza, è un meticcio”

Ben venga.

Questo non significa che non abbia delle razze dentro.
Allora la domanda mi sorgerebbe spontanea:

“ma il mio cane che razze ha dentro?”

“Perché è piccolo, grande, basso, col muso lungo o schiacciato, con le orecchie tese o ricadenti?”.

La natura delle domande è la stessa, mossa dalla curiosità di conoscere al meglio il proprio cane.

E per farne che?
Soltanto per sapere quali potrebbero essere le sue esigenze o le condizioni di cui necessita per vivere meglio o anche, perchè no, per scoprire un nuovo mondo, finora a noi sconosciuto, che potrebbe riguardare uno sport o un’attività da fare con il proprio cane legata alla sua attitudine naturale.

Per quanto mi riguarda, allevando Labrador RETRIEVER, la mia attività naturale è il riporto. E per questo voglio capirne e saperne di più.

L’idea di avere un Labrador buttato sul divano che sta sclerando, sinceramente non mi va.

Certo, anche io ho dei cani, ormai in pensione, che hanno finito la propria carriera, di vario tipo e che adesso si meritano un sano riposo. Ma con i giovani, soprattutto le nuove generazioni allevate da me, cerco di portarle avanti.

E devo dire che è divertentissimo.

Potresti dirmi:

“Certo tu allevi, lo fai per professione (diciamo) e quindi lo devi fare, ma io?

Ho solo un cane, che devo fare?

Dove devo andare?”.

Ecco questo atteggiamento rinunciatario proprio non lo accetto. Chiunque, anche solo con un cane, secondo me ha il dovere, nei confronti di quel cane, di provare, almeno una volta, l’attitudine per cui è stato selezionato.

Lo devi al tuo cane.

Se poi l’attività non ti piace, ne sceglierai un’altra o anche nessuna, ma almeno hai provato e potrai dire:

“non mi interessa”.

Hai comunque imparato qualcosa.

Invece, ancora troppe volte, assisto a risposte del tipo:

“guarda non posso perchè ho la zia che sta male”,

“ho la nonna che ha fatto la pasta al forno e si offende”.

Sai che gliene frega al tuo povero cane se la nonna ti ha cucinato la pasta al forno, te la mangi la sera quando rientri o meglio, la porti all’evento e ne beneficiamo tutti, mentre il tuo cane prova a lavorare e si rende conto che finalmente è qualcuno.

Secondo me, con il nostro atteggiamento, spesso creiamo delle vere e proprie crisi d’identità al nostro cane, del tipo:

“ma chi sono io?

Perchè sto in questo mondo?

Perchè ho il pelo giallo o nero? ecc.

Ebbene, in realtà non sai che, anche se dovessi decidere di non intraprendere un’attività cinofila più o meno seria con il tuo cane a seguito di una qualsiasi esperienza come quella di uno stage, hai trascorso comunque una splendida giornata all’aria aperta, magari in una pineta, con tanti amici, senza stress o altre paranoie.

Chi rinuncerebbe, oggi, ad una giornata così?

Uno stage di riporto, nel mio caso, può essere meglio di un incontro Yoga, per chi lo pratica.

E il tuo cane? Te ne sarà riconoscente?

Quindi grazie ragazzi, a tutti voi che ieri e oggi avete partecipato, numerosi e con interesse al nostro evento e soprattutto ai nostri cani, che, nonostante il caldo, ci hanno resi e sono stati felici di dare sfogo ai loro geni.

Se quest’articolo ti è piaciuto e credi che possa essere utile a qualcuno, che ne dici di CONDIVIDERLO sui social che trovi qui sotto?

E non dimenticare di iscriverti alla NEWSLETTER del blog per rimanere aggiornato su ogni nuova uscita.

RICHIEDI UNA CONSULENZA inviandomi una email all’indirizzo: info@dog-cafe.it