Affrontare una convivenza forzata tra topi e cani.

LA TECNICA DELL’ACQUA E SALE

Ti rinnovo il mio benvenuto sul mio blog. Se vuoi sapere brevemente di cosa si tratta potrai leggere il precedente articolo del 30 giugno 2017 cliccando QUI.

Ma adesso iniziamo ad imparare qualcosa su questo fantastico mondo dei cani.

Oggi Baghera, uno dei due nostri gattaroni neri non voleva rientrare.

Ogni mattina, come sono solito fare e per un motivo che spiegherò più avanti, mi alzo alle 6 e vado a liberare tre dei nostri Labrador che la notte dormono in depandance. Per fare questo devo prima fare rientrare i nostri due gatti che durante la nottehanno gironzolato per il giardino. Li chiamo le mie guardie del corpo notturne.

Li ho presi l’anno scorso in preda alla disperazione dopo che la nostra casa, disabitata da un po’, abitiamo qui da quasi due anni, si era popolata da topi e ratti.

Io odio i topi, una vera fobia. Me li ritrovavo dovunque e la presenza di diversi tipi di mangime in casa, per le galline, per i pappagalli e per i cani, certo non aiutava. Una vera invasione. O forse gli invasori eravamo noi dato che per anni questa era stata la loro casa.

Comunque dovevo risolvere il problema anche per una questione igienica: non è sano convivere con i ratti. Mi ricordo che ero ossessionato, li trovavo ovunque. Ho pure fatto analizzare le uova delle galline prima di mangiarle credendo che le avessero potute contaminare. Fortunatamente niente di tutto ciò era successo.

Portato al limite decisi di rivolgermi ad una di queste ditte che risolvono i problemi di topi: specie di supereroi riuniti in corporazioni. Li contattai telefonicamente e la prima cosa che dissi è stato:

“ma io ho cani, non possiamo mettere del veleno. Che soluzione alternativa avete?”

Allora il tizio di turno ha cominciato ad intraprendere un’opera di convincimento sul fatto che il veleno per topi messo in alcune trappole particolari non sarebbe mai stato lasciato in giro per il giardino e quindi i cani non ne sarebbero mai entrati in contatto. Mi ha spiegato che esistono delle trappole a forma di scatola, in cui il topo entra, mangia li dentro il veleno e riesce senza portarsi dietro nemmeno una briciola. La mia risposta:

“e il topo dove e quando muore?”.

Mi ha detto che il topo sarebbe morto dopo qualche giorno da un’altra parte, non nel mio terreno. Come se il topo avesse il concetto di proprietà. Che carino comunque, non voleva recare disturbo. Insomma mi sono lasciato convincere e abbiamo fissato un sopralluogo per studiare la strategia migliore. Dopo una serie di discorsi del tizio incaricato, compresa la sua promessa di acquistare in futuro un cucciolo dal mio allevamento e un’altra corposa serie di domande da parte mia, mi sono convinto ad accettare la loro proposta. In realtà però, non ero del tutto convinto. In tutto questo il servizio mi sarebbe costato soltanto 800 € l’anno. Una follia.

Ricordo anche che un’altra delle mie domande era stata:

“ma se in qualche modo il topo muore a casa mia e un cane lo trova e lo mangia, cosa succede?”.

Il tizio mi ha spiegato che la quantità di veleno letale per un topo è talmente minima che per un cane delle dimensioni di un Labrador risluterebbe indifferente.

Wow, avevo scoperto un’altro lato positivo dell’allevare Labrador. Pensate se avessi allevato barboncini teacup!

Il mio timore rimaneva comunque per la nostra bassotta a pelo duro Lola.

Pur nondimeno abbiamo deciso di piazzare diverse trappole lungo il muro di cinta in modo da creare un perimetro attorno al terreno. Altra mia domanda:

“e se i topi sono già nel mio terreno e ci vivono perchè hanno le tane qui…”.

Sinceramente non ricordo la risposta. Evidentemente non doveva essere stata molto convincente. Queste trappole metalliche sono state tassellate in testa al muro e avremmo dovuto aspettare almeno 20 giorni prima di verificarne i risultati. Intanto io, dalla mattina dopo, ero diventato una specie di radar vivente contro i topi morti. Ogni mattina, prima di liberare i cani, perlustravo tutto il giardino in cerca di qualche cadavere. Evidentemente il mio destino era segnato: dovevo comunque maneggiare topi.

Silvia: “hai voluto andare a vivere in campagna…?”

Non si sono fatti attendere troppo. Dopo due giorni si era formato in giardino una specie di campo di battaglia. Ne trovavo almeno 2/3 morti ogni mattina. Il fatto è che non ero sicuro che fossero tutti li. E se qualche cane l’avesse trovato prima di me? L’ansia cresceva inesorabilmente.

Una mattina, come al solito, ho liberato i cani. Chi sporca di qua, chi annusa di la. Ad un tratto mi sono accorto che Penny, una delle nostre Labrador nere, una cucciolona, ha cominciato a masticare vigorosamente qualcosa. Mi sono accorto che era un bel rattone gigante. Ci si poteva fare un pranzo di pasquetta per quanto era grosso. Che fare? In teoria lo sapevo. Dato che ancora la cucciolona non poteva rispondere ad un mio comando “lascia”, non lo conosce ed avevamo un rapporto ancora troppo poco consolidato per fare eseguire un comando del genere (con un adulto sarebbe stato diverso), avrei dovuto infilarle una mano in gola ed estrarre il ratto.

Secondo voi, con la mia fobia avrei mai potuto farlo? Certamente no. Stavo impazzendo. La masticazione è durata qualche secondo per me interminabile, in cui vedevo ormai il ratto interamente ingerito e la codina che ancora fuoriusciva dalla bocca. Provavo a chiederle di lasciare, ma figurarsi…

Chi pesava di più sul piatto della bilancia? Io che chiedevo a Penny di lasciare o un bel topone gigante bello gustoso e succolento?

Insomma finì per ingerirlo tutto. Ricordo ancora il sorrisino che comparve in faccia a Penny appena finito.

Allora che fare? Ho cercato di calmarmi e di tirare fuori tutte le nozioni in merito che avevo acquisito nella mia esperienza con i cani. Mi ricordai che poteva essere giusto riuscire a provocare il vomito nel cane nella speranza che potesse espellere il topo. D’altronde non poteva essere neanche così immediato il contatto con il veleno, non era mica un topo radioattivo. Sono andato subito a prendere un bel pugno di sale, le ho spalancato la bocca e gliel’ho tirato in gola. Subito dopo le ho fatto bere una bella ciotolona d’acqua. Neanche 30 secondi e il vomito era arrivato. Ero contentissimo. Ero riuscito nell’intento. Il topo era li sul terreno più stramazzato di prima. Certo menomale che era morto, altrimenti che esperienza dal suo punto di vista. Neanche Pinocchio che viene inghiottito dalla balena per poi uscirne vivo intatto.

Appena si era fatta un’ora decente ho chiamato subito il veterinario. E si, perchè tutto questo, naturalmente, era successo alle 6 del mattino. La solita sfiga di chi ha cani. Le cose succedono sempre di notte o per ferragosto, quando i veterinari sono sempre irraggiungibili.

Il mio vet mi ha fatto i complimenti per la prontezza, mi ha rassicurato dicendomi che probabilmente non sarebbe successo niente a Penny ma che, per sicurezza, sarebbe stato meglio fare un ciclo di vitamina K a tutti i cani, non sapendo se gli altri avessero ingerito qualche altro topo a mia insaputa.

Neanche a dirlo, il pomeriggio stavano smontando le trappole sui muri e fu li che decisi di prendere due bei gattaroni da una cucciolata di una signora. Sicuramente più economici e più simpatici delle trappole: Nanuk e Baghera.

Ma i miei cani, avrebbero gradito?

Lo vedremo più avanti.

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